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Territorio

Miscioscia (Fareambiente Puglia): "Contrastare l’incremento di CO2 con energia nucleare e maggior cura dei territori"

"Energia eolica o fotovoltaica non sufficienti a garantire continua erogazione di cui l'umanità ha sempre più un crescente bisogno"

«Riguardo gli eventi metereologici che hanno interessato in particolare l'Emilia Romagna ed altre regioni ci troviamo di fronte ad un paradosso: da una parte taluni ambientalisti che attribuiscono le responsabilità alle emissioni di CO2 causata dai combustibili fossili, carbone, petrolio e gas naturale e dall'altra i visionari del complottismo delle scie chimiche create intenzionalmente dagli aerei dotati di particolati apparecchiature».

Lo dichiara il Coordinatore regionale della Puglia dell'Associazione FareAmbiente, il dottor Benedetto Miscioscia.

«Qui è necessario, però, che si mettano d'accordo: è colpa delle emissioni della "famigerata" CO2 oppure delle "famigerate" scie chimiche che scatenano piogge eccezionali? Di certo c'è che, scientificamente parlando, i cambiamenti non solo climatici ma anche geomorfologici che interessano il nostro pianeta Terra, sono in atto da 4,5 miliardi da quando da pianeta di fuoco, gradualmente si è andato trasformando piano piano in quello che vediamo e viviamo oggi, ma che certamente non sarà tra qualche milione, se non addirittura migliaia, di anni. Cambiamenti climatici continui che spiegano perché nel 1300 in Islanda veniva coltivata la vite al contrario di oggi; mentre la Groenlandia ai tempi dei Vichinghi era una grande prateria verde oggi in gran parte ghiacciata. Tutta colpa delle emissioni da fonti fossili come sostengono i "pasdaran" ambientalisti o delle scie chimiche? Eppure nessuno prende in considerazione altri fattori come l'evoluzione dell'attività solare e la probabile conseguenza dello spostamento dell'asse terrestre di circa un metro verso est che, secondo un recenti studio dei ricercatori dell'Università di Seul della Corea del Sud, sarebbe causato dall'enorme estrazione di acqua dal sottosuolo terrestre. A chi non si vuole arrendere di fronte all'evidenza che i cambiamenti climatici avvengono, naturalmente, da 4.5 miliardi di anni, aggiungo che una recente ricerca scientifica pubblicata su "Nature Geoscience" condotta dall'Accademia cinese delle Scienze di Uwa e Kirscher dell'Università di Tubingen, ha stabilito che circa un miliardo di anni fa, il giorno terrestre non superava le 19 ore, rispetto alle 24 ore attuali. "La verità non è né mia né tua, affinché possa essere mia e tua", diceva un grande filosofo della Chiesa cattolica, quale fu Sant'Agostino d'Ippona. Proprio sulla ricerca della verità che dovrebbe caratterizzare il sano confronto tra le diverse teorie in merito ai cambiamenti climatici, poco o nulla viene detto sul mancato "governo" dei territori": ossia la scarsa cura e manutenzione del territorio conseguenza dell'abbandono. Ho trovato interessante una recente intervista del Prof. Luigi Mariani agro climatologo ed esperto di agronomia e meteorologia, il quale, a proposito delle piogge alluvionali che hanno colpito in particolare l'Emilia Romagna", ha citato i report redatti dal Servizio Idrografico del Ministero dei Lavori Pubblici, peraltro soppresso con i tagli della spesa pubblica previsti con la Bassanini Ter, i quali certificano che in Emilia Romagna, in alcune annate come ad esempio nel 1922 -1928-1929-1934-1937-1939-1951-1966 e 1994, si sono verificate diverse situazioni limite riguardo proprio le alluvioni. Adesso, in modo semplicistico, si tende ad attribuirne la causa ai cambiamenti climatici causati dalla CO2 o alle scie chimiche, tacendo sulla mancanza di interventi per la manutenzione dei territori e dal conseguente abbandono causato in parte dalla riduzione degli agricoltori che si sono sempre presi cura dei territori di propria competenza, oltre che per la mancanza dei necessari interventi di manutenzione dei fiumi e ruscelli o della sistemazione idraulico-agrarie. Vogliamo parlare anche dell'abbandono dei nostri boschi? Quanti hanno notato in quali condizioni versano? Le statistiche dicono che gli ettari di bosco sono passati da 5.4 milioni di ettari del 1910, agli attuali 11,5 milioni di ettari. Il problema è come vengono gestiti? Esiste una programmazione per la loro cura e manutenzione, al di là della realizzazione delle fasce tagliafuoco imposte per legge? Oggi, si tende ad attribuire lo stravolgimento climatico all'uso dei combustibili fossili per generare energia. Nessuno, però, ci spiega come si sopperisce alla crescente richiesta di energia, considerato anche la contrarietà alla produzione di energia nucleare che, diversamente, delle fonti fossili, non emette CO2. Il problema rimane la CO2 che se è vero che viene considerato un gas serra è pur vero che è il gas della vita: il cibo per le piante e la base della nostra sopravvivenza alimentare. Quello che è alla base della nostra stessa composizione chimico-biologico, oltre che della catena alimentare e della nostra stessa esistenza. Ritengo, al di là della necessità che noi umani dobbiamo porre più attenzione alla gestione delle risorse che madre Terra ci mette a disposizione, che per contrastare l'incremento di CO2 si debba procedere su due direzioni: puntare per un verso sull'energia nucleare, per soddisfare il crescente fabbisogno energetico tenuto conto che quella eolica o fotovoltaica non sono sufficienti a garantire la continua erogazione di cui l'umanità ha sempre più un crescente bisogno e, per l'altra, ritornare a prenderci cura dei nostri territori intervenendo sul dissesto idrogeologico in atto, considerato che negli ultimi decenni i fiumi, ruscelli fino ai terreni e ai boschi sono stati, man mano, sempre più abbandonati e/o trascurati. Su queste questioni, non mi sembra che ci siano state prese di posizione di taluni ambientalisti che, in difesa dell'ambiente, di rimando protestano deturpando opere d'arti di assoluto valore artistico e culturale. La verità è che si guarda alla pagliuzza e non alla trave», conclude il Coordinatore regionale della Puglia, il dottor Benedetto Miscioscia.
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